Pokémon Go, sicuri che sia solo un gioco?

Dal 15 luglio in Italia è disponibile Pokémon Go, il gioco mobile che fa tanto parlare di sé, come mai? Che siate appassionati o no, una cosa è certa, questa è una rivoluzione, perché la realtà virtuale è ora alla portata di tutti, basta uno smartphone e il GPS attivo. Con l’ausilio di Google Maps i giocatori vagano per la città e si imbattono in queste creature, pronte alla cattura. Realtà e finzione si incrociano, nasce un ambiente nuovo a cui non eravamo abituati, in cui Pikachu è dietro l’angolo, ed è lì, davanti a noi!

Parlando di luoghi, attualmente troviamo le Palestre, aree entro le quali si può combattere con i propri mostri tascabili e i Pokéstop, aree di interesse dove acquisire oggetti utili al gioco. È proprio questa commistione di luoghi reali/virtuali a suggerire un primo uso dell’advertising in game. Fa riflettere la dichiarazione rilasciata da John Hanke, fondatore di Niantic, l’azienda che ha sviluppato il gioco, che afferma la futura nascita delle “sponsored location”.

Qui troviamo la genialata: poiché i giocatori si interfacciano in una mappa stilizzata dei dintorni, in cui viene indicata la presenza dei Pokémon, Palestre e Pokéstop, perché non inserire all’interno delle attività che abbiano aquisito visibilità a pagamento? Un mondo nel quale un’azienda guadagnerebbe visibilità all’interno di questa commistione fra reale e finzionale, potendo offrire prodotti e servizi personalizzati in base all’utenza.

I pokéfanatici in poche settimane sono già tanti, sono milioni, rendendo Pokémon Go l’applicazione più famosa in USA di tutti i tempi, superando nei termini di ricerca il re incontrastato del web, il porno. In attesa di queste innovative soluzioni c’è chi ha già sperimentato delle scontistiche attraverso offerte dedicate ad una delle fazioni del gioco, affiggendo un cartello all’ingresso del proprio locale. Reale e virtuale, marketing digitale, pubblicità, successo, che vecchi volponi questi della Nintendo!